CYBER SECURITY – WE NEED (IN)FORMATION

È impensabile trasformare tutti i dipendenti in esperti di sicurezza informatica ma la consapevolezza digitale è un percorso obbligato per le aziende

Sono quasi 4 miliardi gli utenti connessi alla rete sul pianeta terra e negli ultimi 5 anni, soprattutto, sono praticamente raddoppiati. Il numero di dati che ogni giorno viaggia sulla rete è come l’universo, infinito e in espansione. Per intenderci, ogni 60 secondi sono inviati 38 milioni di messaggi su WhatsApp e 187 milioni di mail, oltre 4 milioni di video sono visti su YouTube e 3,8 milioni di query sono fatte su Google.

Le piattaforme, tutte quelle che hanno permesso il miglioramento della nostra vita, si basano sull’analisi dei nostri dati. Se siamo sempre più connessi, significa però che siamo sempre più vulnerabili agi attacchi informatici. Non solo attraverso il vecchio pc o i dispositivi mobili, ma anche attraverso tutti gli oggetti smart con cui stiamo riempiendo le nostre case. Basterebbero queste brevi considerazioni per capire che il tema della protezione dei dati e soprattutto della cyber security è centrale nelle nostre vite personali, ma lo è anche per la sicurezza delle istituzioni e per la difesa dell’economia delle nazioni. Insomma, non riguarda solo gli informatici, gli hacker, gli esperti di sicurezza, ma ciascuno di noi, come individui singoli, come lavoratori e come cittadini.

Secondo alcuni studi nel 2018 in Italia gli attacchi informatici sono cresciuti del 31%. A novembre oltre 3mila utenti pubblici e privati hanno subito un cyber attacco che ha violato 500mila caselle di posta elettronica certificata.

E tutto fa pensare che la situazione a breve termine non migliorerà, anzi probabilmente il numero di attacchi e di utenti coinvolti crescerà in maniera esponenziale. Servono quindi investimenti nazionali sul tema della cyber security nel potenziamento delle infrastrutture di rete, nella trasformazione digitale delle aziende e nella formazione di una nuova consapevolezza dell’ecosistema in cui ci muoviamo.  A guardare purtroppo l’ultima legge di bilancio le risorse messe a disposizione sono veramente scarse a paragone con la sfida che abbiamo davanti. Sfida che invece sembra aver recepito IT Centric, azienda casertana che opera principalmente nelle aree dell’Information Technology, delle Telecomunicazioni e dell’Ingegneria dei Sistemi, lavorando in Itala ma anche negli Usa e negli Emirati Arabi Uniti. L’azienda ha 25 dipendenti e proprio sul tema della cyber security sta sviluppando le sue competenze, in particolare: sicurezza aziendale, sicurezza delle infrastrutture, sicurezza dell’accesso. Parlavamo prima di formazione. Sappiamo bene che ogni azienda è a rischio attacco. Spesso un attacco cyber può nascere in un’azienda per l’apertura di una mail o di un allegato. Ora è impensabile e ingestibile economicamente trasformare tutti i dipendenti in esperti di sicurezza informatica, ma (in)formare il proprio personale di una nuova consapevolezza digitale è un percorso obbligato. Altresì dotarsi di figure competenti in materia diventerà una scelta aziendale inevitabile, seppur complicata. Perché il mercato del lavoro di figure professionali IT, e soprattutto di esperti in cyber security, è particolarmente stressato, vista la distanza tra la forte domanda continuamente in crescita e la scarsa offerta di profili professionali adeguati. E qui torniamo allo straordinario lavoro che l’Università di Napoli Federico II sta facendo nel polo universitario di San Giovanni a Teduccio, grazie soprattutto all’iper attivismo di Giorgio Ventre. Non mi stancherò mai di spiegare che aver attratto le più grandi corporation mondiali dell’IT come Apple e Cisco, non ha avuto solo un impatto positivo sull’economia locale, sui posti di lavoro creati, sulle startup nate. Ha dimostrato vieppiù che a Napoli c’erano il capitale umano straordinario e l’eccellenza delle istituzioni universitarie pronte alla sfida del cambiamento e dell’innovazione. Non solo teorica. Perché la forza delle Academy è esattamente questa, aver sviluppato centri di formazione applicata alle esigenze delle aziende, in grado di fornire figure

professionali di cui il mercato del lavoro ha disperatamente bisogno.

Per una volta Napoli non subisce il cambiamento che inevitabilmente l’innovazione genera, ma prova a comprenderlo e guidarlo. Una notizia di cui dovremmo essere tutti contenti.

Francesco Nicodemo